Epilogue

1993-2021. I Daft Punk non esistono più. Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo hanno comunicato la fine del loro progetto musicale, iniziato trent’anni fa, in un video.

I Daft Punk hanno creato successi internazionali in cui la musica è incontro e sperimentazione. Random Access Memories sarà per sempre uno dei miei album preferiti.

Hold on. If love is the answer, you’re home.

Cinque dischi italiani del 2020 che porterò nel 2021

Tempo di bilanci discografici. Anche in un anno come quello che si sta concludendo la musica ha rappresentato quella porta da varcare per lasciare dietro di sè le paure e farsi accompagnare nello spazio dove abitano i desideri.

Ho scelto cinque album che mi hanno fatto attraversare quella porta. Cinque dischi che mi hanno tenuto la mano, commosso e fatto sognare. Che mi hanno aiutato. Sei artisti che con le loro canzoni mi hanno fatto sentire ciò che dal 1985 provo per la musica: qualcosa che non si può spiegare.

Ecco i miei cinque album italiani preferiti del 2020. Non è una classifica.

Brunori Sas, Cip!. Cip! è uscito il 10 gennaio, l’ho atteso come poche novità musicali quest’anno e mi ha spiazzato come soltanto Dario Brunori sa fare. Negli anni il cantautore calabrese è diventato una divinità per noi fan, anzi seguaci, tant’è che scherziamo chiamandolo profeta, messia, San Brunori, ma la verità è che davvero aspettiamo le sue canzoni per capirci qualcosa di questo mondo al contrario e soprattutto di noi stessi. In Cip! viene celebrata la vita come dolore e gioia, come rinuncia e speranza. E viene cantato l’amore. L’amore che è e resta l’unica cosa che conta e ci fa andare avanti. In Cip! c’è il 2020 con la sua catastrofe, con il riscatto umano che è mancato e con quelli che non vogliono che la sofferenza vada perduta. Quel pettirosso scelto per la copertina del disco è un simbolo. Quanta tenerezza a guardarlo. Quanta forza racchiude. E quanta voglia di spiccare il volo.

Giovanni Truppi, 5. Con 5 il cantautore napoletano Giovanni Truppi ripropone tre dei brani di Poesia e Civiltà (il suo disco precedente) come featuring e pubblica due inediti, uno dei quali cantato con Brunori Sas. L’operazione riesce molto bene perché Giovanni Truppi porta nel suo mondo alcune delle voci migliori della scena italiana: oltre a Brunori Sas, l’album vanta la presenza di Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista, Calcutta e Niccolò Fabi. Negli inediti Giovanni Truppi conferma il suo talento di scrittore e musicista. Il talento di un artista innovativo ma che ha a cuore il passato. Sembra venuto da un altro pianeta con il suo modo complesso di scrivere e di dire le cose più semplici senza mai essere banale. Perché complesso in questo caso vuol dire intenso e profondo. L’amore nelle canzoni di Giovanni Truppi tocca corde che non pensavi di avere. 5 parla di quelli che hanno paura di innamorarsi. Di quelli che si amano e resistono al tempo. Di quelli che si lasciano ma sanno di aver sbagliato.

Dente, Dente. Dente è Giuseppe Peveri e fa il musicista da quattordici anni. Ho da sempre un affetto particolare per lui, sembra quell’amico che per te c’è sempre. Dente, l’album che porta il suo nome, esce a quattro anni di distanza da Canzoni per metà ed è un gran lavoro musicale che, pur restando fedele allo stile autentico ed originale del cantautore, si spinge oltre proponendo canzoni pop molto radiofoniche. Pop non è una parolaccia nel cantautorato, ricordiamocelo sempre. Dente regala undici brani carichi di emozione, scanzonati, diversi l’uno dall’altro. Parlano di lui, dei momenti in cui ha avuto paura, di chi, insieme alla musica, l’ha salvato e di quanto sia complicato volersi bene quando nessuno te ne vuole.

Emma Nolde, Toccaterra. Cosa posso scrivere di una ragazza che a diciannove anni pubblica un disco di un’intensità che mai avevo ascoltato prima? Emma Nolde si è presa un pezzo del mio cuore e l’ha trattato benissimo. È straordinaria. È elegante e moderna. Ha la tenerezza e la bellezza del talento quando è giovane e non ha paura di niente. Il suo album Toccaterra però è molto di più. Il primo disco della cantautrice toscana è un viaggio nei sentimenti più comuni ma resi speciali e raccontati in maniera impeccabile ed unica. Le canzoni ti scorrono davanti mentre le ascolti come se fossero fotografie. Quante volte ho immaginato i due innamorati di Nero Ardesia: “Prendimi le mani e con i nostri piani andiamo via. Tra i locali pieni, il sabato sera, andiamo in una stanza vuota nero ardesia”. Il timbro vocale, poi, fa la sua parte perché si fa ricordare e non ha eguali nella scena indie. Brava Emma, quanta grazia. Quanta strada che farai.

Colapesce e Dimartino, I Mortali. Il primo disco dei cantautori Colapesce e Dimartino si chiama I Mortali ed è semplicemente bellissimo. Uniti dalla terra natia, la Sicilia (Colapesce è originario di Solarino, in provincia di Siracusa; Dimartino di Palermo), i due hanno realizzato un prezioso lavoro di parole e sonorità. I Mortali è un gioiello pop. Vale il discorso di prima: il cantautorato può incontrare il pop e a volte il matrimonio riesce. Lucio Battisti ce lo insegna. Nel caso dei due artisti in questione non poteva essere diversamente. Quando ho letto della collaborazione tra Colapesce e Dimartino non ho immaginato altro che un disco memorabile. E così è stato. D’altronde si tratta di due dei migliori cantautori che ci sono in giro. Fanno musica da anni, anche come autori, hanno ricevuto premi importanti e l’anno prossimo parteciperanno al Festival di Sanremo con un brano dal titolo Musica Leggerissima. I Mortali arriva, nonostante tutto, nel momento migliore in cui poteva uscire perché racconta le fragilità esplose durante i giorni che tra tristezza, dolore, paura, rabbia e noia abbiamo attraversato durante il 2020. Quelle fragilità che abitano negli esseri umani e li fanno sentire vinti e vincenti allo stesso tempo. Quelle fragilità che si nutrono anche di amore.

Alla fine dell’anno sono tornati I Cani

Un ritorno che ha il sapore della felicità e dello stupore insieme. Siamo in tanti a voler bene a I Cani e soprattutto a Niccolò Contessa (dai, siamo sinceri). Lui, la voce del gruppo che ha scritto la storia dell’indie italiano destrutturando la scena musicale, ha pubblicato questa notte una demo dal titolo Alla fine del sogno. Testo bellissimo e poetico, ma cosa ve lo scrivo a fare. Contessa è uno che sa come si usano le parole.

Grazie Niccolò, grazie ragazzi. Io, noi, tutti siamo sempre qui ad ascoltare le vostre canzoni e a sognarne di nuove.